Sergio Bottoni

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19 SILLOGICHE poesie a pezzi - Editrice Zona


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THE HOUSTON PROJECT
03
Into a grembo
in dialogo serrato con me stesso
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dio solo sa quanto quel giovane
abbia bisogno di carezze.
 
In stravagante notte
suoi i desideri stremati
ed il gelo sudore, suo
 
il liquid’antico sonno,
conforto di placenta
e singulto di feto che fu
sentimento a venire,
presagio di ciò che attende
 
nelle minuscole dita e poi.
 
*
 
Scompongo il ricordo, lo violo, lo sbriciolo, a pezzi compongo un canto che suonerà nel deserto, dolce –com’è naturale che sia – che sarà fiore per gli assettati e acqua per i romantici predoni.
 
Un canto vano, un canto solo mio. Nessuno che s’identifichi se non per via di un’illusione, di un gioco, di una magia. Nessuno che non sia rappresentato se non da sé stesso.
 
Il gioco consiste nello scomporre ricordi e ricomporli secondo sequenze nuove, nuove le connessioni di senso. Il gioco è consigliato agli adulti che accumulano ragnatele e ne fanno collezione, d’equilibri minimi – abitazione.
 
Indispensabili uno specchio impolverato su cui i versi si leggano appena, una certa quantità di materiale umano, una scadenza ed un controcanto in prosa – esplicazione d’interiora in mutamento.
 
*
 
L’inerme godimento muto
per la voce di mamma
giunta attraverso tessuti
 
diffusa,
soffusa in amniotico
 
fino al minuscolo cuore d’embrione
che riconoscendola familiare
si scosse, e iniziò a pulsare.
 
*
 
Rinnegarsi può essere un modo per oltrepassare nuove soglie. Mi capita spesso di immaginare una successione di porte fluttuanti in uno spazio pluridimensionale, fittizio e cervellotico, e di supporre che si possa individuare il percorso da seguire semplicemente scegliendo, oltre la soglia appena varcata, una nuova ma di poco più piccola porta.
 
Occorre inevitabilmente liberarsi dei pesi in eccesso, ed il processo, se da un lato appare frutto di lacerazioni, strappi e privazioni, dall’altro non è che il modo naturale di difendersi. L’evoluzione che gioca in difesa.
 
Ecco una buona domanda per iniziare: quale dio? Si prosegue con la ribellione amorevole ai padri e alle madri, con uno sputo sulle immagini sacre della cultura che ci circonda e con l’indifferenza ironica – come un sonoro ceffone – ai prepotenti. Il percorso, per poco lineare e ripetibile che sia, deve passare necessariamente attraverso la disgregazione temporanea di sé.
 
Fare attenzione alle cattive compagnie.
Alle illusioni e alle pozioni magiche.
A non costruire edifici moderni su fondamenta marce.
Non prestare mai il fianco a nessuno.
Ma al tempo stesso ricordarsi di mettere la sicura alla pistola, talvolta.
 
Per ultimo, non sottovalutare le certezze. Sono criminali violenti in cerca di una preda e si sa, colpiscono nel mucchio.
 
*
 
Dio solo sa quanto un ricordo
se perduto, ci accascia
 
e di qual specie è l’odiare
che proviamo, solitari noi
in solitarie notti
 
nel domandare alla luna
e nel vederla tacere,
beffarda
pallida
tronfia
 
ghignante di sfida
tacere
tacere
la luna – tacere.
 
*
 
L’antico adagio del saggio che indica la luna e dello stolto che guarda il dito. Ho giocato il gioco dello stolto e del miope e del pensatore positivo, ho passato troppi e felici anni a giocare. Ho pianto nella notte, inginocchiato su me stesso, rivolto parole come preghiere, ad un’idea – e questo sarebbe il meno, chè ancora mi succede.
 
Infine l’ho tradita, l’idea inumana, semplicemente pensando e provandoci gusto, ed insistendo a pensare, a trarre conseguenze, soppesare, gestire implicazioni e di riflesso agire, fino a estendere la superficie del conoscibile e dell’apprezzabile.
 
Ciò che prima era importante, ho poi scoperto non esserlo più.
L’ho fatto senza alcun astio e senza alcun orgoglio di me.
 
In questo tradimento ho sentito d’essermi liberato, seppur il vento del deserto mi sferzasse la faccia.
 
*
 
La luna e le stelle
 
-è il deserto di notte-
 
il vento, la pelle arrossata
ed il gesto di passare le mani
sul viso gelido di una ragazza
 
immaginata (nella sua casa
a cercare l’ennesima via di fuga
e di delizia, quel libro e quel canto,
psichedelica litania in viola)
 
fitte d’estraneità 
per il lato oscuro del pianeta:
 
solo involucri freddi e lune silenti.
 
*
 
Infine la compagna dagli occhi buoni, l’immagine di lei. In volti e vesti che si succedono nei mesi e che un poco ci descrivono, descrivono periodi e bisogni, slanci condivisioni e visioni.
 
E’ questo fascino dell’osservare il mondo attraverso gli occhi di un altro che alle volte prende il sopravvento e ci pervade. Il bisogno di parole che suonino nuove e diversi punti di vista come momentanei incompleti sollievi. Desidereremo essere altro da noi, è questo che fondamentalmente s’impara.
 
Del mondo, che non è mai prevedibile come lo si crede.
Delle persone, che non sempre deludenti, ma specchi.
Riflessa, la delusione si rivela solo nostra in realtà ed il rancore è per noi. Irrisolti.
S’impara quanto dolce sia un’ora lieta, e non lo si dimentica più.
Quanto vasto sia un letto, e come l’incontro ci spinga oltre.
Altro da noi.
 
Soli si sopravvive e lentamente si muore.
Quest’io non rinnego.
 
*
 
Dio solo sa a qual ora il giovane
s’addormenta e quanto gelo-
 
il disco continuerà a girare
la gente per la strada, vagare
la donna bella inutilmente godrà
ma non si darà, non si lascerà sfiorare
 
-è l’insolente predona del deserto-
 
le rimembranze che s’insinuano stanche
nei labirinti dei sogni, oscuri passaggi
si dissolvono dunque al risveglio
 
come il pensiero:
due vite che potrebbero
e non s’incontrano
sono bestemmia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Si ringraziano le mamme e tutti i romanzi di formazione letti o ascoltati con le mie nude orecchie. E Giovanni Monasteri per l'attenzione, l'ospitalità e il prezioso aiuto.

postato da Sergio Bottoni | link | scrivimi un tuo parere qui commenti (2)
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Commenti
#1    28 Dicembre 2008 - 19:00
 
davvero bella questa non-novità
un vero peccato non t'assomigli di più
ma si sapeva: croccanti fuori, ---
utente anonimo

#2    29 Dicembre 2008 - 11:33
 
ciao utente anonimo, o posso chiamarti "atea"? :)
credo tu mi attribuisca cose o motivazioni non vere ma d'altra parte è colpa mia. finchè non ti scrivo o spiego.
grazie della lettura e della tua testimonianza comunque (tu testimoni che si può sopravvivere quasi illesi ai miei testi più sperimentali, leggendoli per intero anche!). questo sempre, si, grazie
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